Navigare tra guerre e virus.

Estate del 1991. Forse quella sarebbe stata la prima volta, da quando ero nato, che non avrei potuto passare l’estate tra le isolette Jugoslave. Da tredici anni, l’abitudine era partire i primi di giugno e tornare a settembre. Quasi tre mesi in barca tra le isole e le coste rocciose istriane. Pochi chilometri dal confine italiano ma un mondo molto distante da quello a cui siamo abituati.
La costa rocciosa, l’imbarazzo della scelta su quale isola fare il bagno, ogni giorno diversa. Alcune isole così piccole da esplorarle con un solo sguardo. Alcune abbastanza grandi da esplorare come se fossimo i primi ad averle scoperte.

Le tante barche con la stella rossa inchiodata sulla prua, la foto di Tito in ogni ufficio pubblico. L’imbarazzo della poca scelta, quando si entrava in un negozio, andava bene se si trovavano gli scaffali mezzi vuoti. Per strada si incrociavano poche auto, solo due modelli della stessa marca (Zastava), copie imbruttite di vecchi modelli Fiat. Il governo Jugoslavo aveva comprato le catene di montaggio a prezzi di saldo e prolungata la produzione fuori dal tempo. Strade asfaltate nei primi anni 60 e mai più ritoccate. Così lisce che anche le vecchie Zastava potevano vantarsi di sgommare al semaforo.
Tutto sbiadito e sfuocato. Ma un mondo che si riusciva a seguire anche se a quell’età non a capire.
Tredici anni in cui la libertà di passare quei mesi in barca era diventata quasi normale. Così normale che tornato a settembre pochi giorni prima dell’inizio della scuola ricordo il fastidioso “mal di terra” e l’insopportabile usanza di mettere le scarpe.
Anche quell’anno mi aspettavo un’estate uguale alle precedenti. Destinazione Fontane, piccolo paese confinante con Parenzo, sulla costa occidentale dell’Istria. Ma il carro armato di traverso sul confine forse poteva rovinarmi quelle vacanze.
La guerra in Jugoslavia era iniziata da qualche mese. In televisione si vedevano immagini che sembravano lontane ma i Tornado che ci passavano sulla testa ogni giorno, che andavano a bombardare la Bosnia ci rassicuravano che quel carro armato era anch’esso vero e non un pezzo da museo.
Dal confine a Fontane ci separavano 80 chilometri. Con qualche rallentamento dovuto ai continui posti di blocco, con mitra spianati che scrutavano dentro l’abitacolo, siamo riusciti arrivare a destinazione.


La guerra era lontana più di 1000 chilometri. Solo qualche fuoristrada di caschi blu e l’assenza totale di turisti ci ricordavano che eravamo in zona di guerra. Girare tra le isole senza incrociare nessuno per giorni, approdare su quelle poche spiagge dove gli anni passati era impossibile camminare e oggi completamente a nostra disposizione, i porti vuoti, gli alberghi sbarrati, i campeggi deserti. Forse l’inconsapevolezza di un tredicenne ma ricordo quell’anno come uno in cui ho fatto le migliori vacanze di sempre. I golfi senza neppure una barca all’ancora, le isole a totale disposizione, mi fanno ricordare un senso di libertà e di avventura e una delle migliori vacanze che abbia mai fatto.


La guerra, anche se ci sfiorava, non ha limitato quel girovagare tra isole. Forse abbiamo navigato qualche miglio in più rispetto alla rotta tracciata sulle carte gli altri anni. E così si è fatta strada l’idea che nulla avrebbe limitato il girovagare in mare tra piccole e grandi onde.
Idea che si è infranta quest’anno. Una pandemia che quest’anno ha chiuso i confini. Ha messo in secca la possibilità di girare per mare. Quello che non è riuscito a fare una guerra è riuscito un virus. Qualche bagno in Liguria sono sembrati una concessione per pochi fortunati, che a molti non è stata data. Quest’anno possiamo evidenziarlo sul libro di bordo come quello con il record negativo di miglia percorse. Ma questa limitazione mi ha fatto venire ancora più voglia di prendere il largo, di approfittare di ogni occasione per bagnarsi con l’acqua salata e in particolare di continuare i giri senza senso tra le piccole isole che penso di conoscere bene come i pescatori locali.
Guardando fuori dalla finestra si vedono i resti dell’ultima nevicata. Fa freddo e non viene voglia di pensare a costumi, tuffi e crema solare. Ma guardando qualche foto di quello che vedremo dal vivo tra pochi mesi mi ha fatto venire voglia di prendere le carte nautiche e provare a tracciare qualche rotta tra quelle isole che non sono più Jugoslave ma Croate. L’unica differenza sarà cambiare la bandiera di cortesia … a parte la voglia sempre maggiore di fare un viaggio di sola andata : inizano a farsi pesanti i pensieri di poter vivere sempre tra quelle isole.

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