Microcruiser : Paradox o Enigma ?

Paradox (15 piedi) ed Enigma (9 piedi) sono due progetti di Matt Layden. Sono barche semplici, piccole e collaudate.

Possono ospitare una o due persone e sembra abbiano navigato molto sulla costa orientale degli Stati Uniti verso le Bahamas. Le caratteristiche principali sono la possibilità regolare le vele al coperto e di poter navigare in fondali bassi, permettendo di spiaggiare con facilità.
La costruzione è sovradimensionata e le manovre sono semplici. I due progetti potrebbero essere i candidati perfetti per portare prossimamente il nome di Galeb. I motivi sono molti e si abbinano perfettamente alle mie esigenze. La costruzione sembra solida e sicura, di facile costruzione e con la possibilità di carico di attrezzatura e materiale per fare campeggio nautico. La possibilità di trasportarla sul carrello potrebbe essere un altro vantaggio che permetterebbe il ricovero e la manutenzione nel box di casa.


La costruzione potrebbe essere replicata in compensato nautico. L’attrezzatura copiata da quella in uso sui modelli che stanno navigando : un buon pannello solare per l’autonomia energetica, a cui aggiungere un piccolo motore elettrico da utilizzare per le manovre in porto oltre che al remo che molto più semplicemente garantirà sempre il funzionamento. Per l’attrezzatura velica si potrebbe arretrare l’albero (anche pensando di farlo bipode) e utilizzare solo un fiocco rollato a prua, come sulle barche di Tross.


All’interno tutte le manovre rinviate per permettere di governare anche sotto un diluvio. Una buona strumentazione e una batteria che possa permettere di avere carica sufficiente per il piccolo motore elettrico.
L’interno dovrà essere comodo per poter allestire un letto e poter preparare e consumare il pasto, l’utilizzo dovrà prevedere la possibilità di allestire la cuccetta anche in secco o sul carrello come se fosse una micro roulotte.


La parte più interessante ma per la quale ho maggiori dubbi sono l’assenza della deriva, sostituita dalle alette laterali, le quali vengono date efficienti per una risalita di bolina e i ballast per la stabilità che permette di ridurre i pesi per il trasposto.


Ho ordinato i piani per poter studiare la fattibilità e calcolare i costi di costruzione. Mi piacerebbe poter costruire la barca con una misura intermedia tra le due anche se poter rimanere all’interno dei dieci piedi mi permetterebbe di partecipare alle regate e veleggiate della classe. Se ci fosse inoltre qualcuno interessato a costruire barche in serie potrebbe aumentare l’abbattimento dei costi oltre che al maggior coinvolgimento di altri appassionati sia nella costruzione che nella programmazione di avventure in flottiglia (anzi “micro flottiglia”).


Aspetto di ricevere i piani e farò un piano calcolando il budget che sarà necessario per la costruzione completa di attrezzature.

Nel frattempo proverò a pubblicizzare il progetto sui vari blog di vela e capire chi voglia partecipare alla costruzione. Ci stai pensando ? Contattami che ne parliamo !

Il Manifesto di Yrvind

Da sempre affascinato dalle piccole barche e dai loro armatori che sulle carte nautiche provano a seguire le rotte di quelle più grandi. E alle volte le superano per numero di miglia e giri intorno al mondo. Non ho ancora capito il motivo per questa mia “ossessione” per le piccole barche… ma piccole davvero ! Forse troppo piccole. Meglio lasciare stare…

Poi leggo la storia di Sven Yrvind. Dagli anni 70 naviga sulle sue piccole barche. All’inizio costruite per necessità, ib quanto lo spazio a disposizione per costruire era poco. Oggi superati gli ottant’anni continua su batche sempre più piccole. Forse anche lui preso da una strana fissazione. Mi appassiono e seguo la costruzione delle sue varie barche senpre più piccole e sempre più studiate per essere sicure. Sven è convinto che se durante una traversata si mette male, è meglio trovarsi su una miniscola barca e come una pallina da ping-pong si girerà su se stessa ma nulla potrà mettere in pericolo il comandante legato con le cinture al suo interno.

Sul suo sito ( Yrvind. com che vi consiglio di andare a sbirciare) c’è il suo Manifesto per la piccola nautica :

CON QUATTRO METRI DI VELA E UN REMO. Molte persone fraintendono la vita. Pensano che il comfort sia felicità, ma sfortunatamente quel tipo di felicità funziona solo a breve termine perché, come l’abuso di droghe e gli acquisti a rate, brucia energia destinata al tuo benessere futuro. Coloro che amano il comfort senza sforzo sono costantemente privi di energia. Perdono forza, diventano più pigri e grassi, hanno una salute meno buona e si annoiano più facilmente.

Poi molti dicono che questa non è vela. Che navigare così è da folli. Io invece trovo tutta l’essenza della vela: la sicurezza di un mezzo che supera le barche ipertecnologiche le cui scelte progettuali puntano prima al profitto e poi alla sicurezza. La filosofia che solo chi si è autocostruito una barca e ha avuto la conferma che oltre a galleggiare si muove con un filo di vento. La sensazione di sicurezza nel sapere cosa c’è sotto il pagliolo perché la resinatura è stata fatta con le proprie mani con i consigli dei propri amici. Quando saremo soli e non vedremo la costa questo ci farà superare una mareggiata con uno spirito diverso.

Yrvin non si ferma mai. Ancora oggi a ottantuno anni continua a costruire le sue barche. Le carica con sardine e libri e non smette di prendere il largo. Racconta le sue avventure nei minimi dettagli come i progetti delle varie barche e attrezzature. Continua a migliorare le sue barche fatte per chiudersi dentro in caso di maltempo. Tutte le sue barche e le attrezzature sono pensate unicamente per essere sicure ed efficenti. Forse abbandonando qualsiasi pensiero nella progettqzione per renderle belle me le fanno vedere irresistibili. Personalmente non riesco a fermarmi e continuo ad essere sempre più convinto di volerlo emulare.

Spero che qualcuno, per caso o perché leggendo queste poche righe, trovi la storia di Yrvin affascinante quanto la trovi io e mi proponga di provare a costruire una barca simile alle sue (anche provando a contattarlo per avere qualche dritta).

Io sono molto motivato e appena riuscirò voglio provarci… aspetto quel messaggio che forse inizierà così: “ho letto la storia di Yrvind, non lo conoscevo. Ma se ci provassimo ? … “

Navigare tra guerre e virus.

Estate del 1991. Forse quella sarebbe stata la prima volta, da quando ero nato, che non avrei potuto passare l’estate tra le isolette Jugoslave. Da tredici anni, l’abitudine era partire i primi di giugno e tornare a settembre. Quasi tre mesi in barca tra le isole e le coste rocciose istriane. Pochi chilometri dal confine italiano ma un mondo molto distante da quello a cui siamo abituati.
La costa rocciosa, l’imbarazzo della scelta su quale isola fare il bagno, ogni giorno diversa. Alcune isole così piccole da esplorarle con un solo sguardo. Alcune abbastanza grandi da esplorare come se fossimo i primi ad averle scoperte.

Le tante barche con la stella rossa inchiodata sulla prua, la foto di Tito in ogni ufficio pubblico. L’imbarazzo della poca scelta, quando si entrava in un negozio, andava bene se si trovavano gli scaffali mezzi vuoti. Per strada si incrociavano poche auto, solo due modelli della stessa marca (Zastava), copie imbruttite di vecchi modelli Fiat. Il governo Jugoslavo aveva comprato le catene di montaggio a prezzi di saldo e prolungata la produzione fuori dal tempo. Strade asfaltate nei primi anni 60 e mai più ritoccate. Così lisce che anche le vecchie Zastava potevano vantarsi di sgommare al semaforo.
Tutto sbiadito e sfuocato. Ma un mondo che si riusciva a seguire anche se a quell’età non a capire.
Tredici anni in cui la libertà di passare quei mesi in barca era diventata quasi normale. Così normale che tornato a settembre pochi giorni prima dell’inizio della scuola ricordo il fastidioso “mal di terra” e l’insopportabile usanza di mettere le scarpe.
Anche quell’anno mi aspettavo un’estate uguale alle precedenti. Destinazione Fontane, piccolo paese confinante con Parenzo, sulla costa occidentale dell’Istria. Ma il carro armato di traverso sul confine forse poteva rovinarmi quelle vacanze.
La guerra in Jugoslavia era iniziata da qualche mese. In televisione si vedevano immagini che sembravano lontane ma i Tornado che ci passavano sulla testa ogni giorno, che andavano a bombardare la Bosnia ci rassicuravano che quel carro armato era anch’esso vero e non un pezzo da museo.
Dal confine a Fontane ci separavano 80 chilometri. Con qualche rallentamento dovuto ai continui posti di blocco, con mitra spianati che scrutavano dentro l’abitacolo, siamo riusciti arrivare a destinazione.


La guerra era lontana più di 1000 chilometri. Solo qualche fuoristrada di caschi blu e l’assenza totale di turisti ci ricordavano che eravamo in zona di guerra. Girare tra le isole senza incrociare nessuno per giorni, approdare su quelle poche spiagge dove gli anni passati era impossibile camminare e oggi completamente a nostra disposizione, i porti vuoti, gli alberghi sbarrati, i campeggi deserti. Forse l’inconsapevolezza di un tredicenne ma ricordo quell’anno come uno in cui ho fatto le migliori vacanze di sempre. I golfi senza neppure una barca all’ancora, le isole a totale disposizione, mi fanno ricordare un senso di libertà e di avventura e una delle migliori vacanze che abbia mai fatto.


La guerra, anche se ci sfiorava, non ha limitato quel girovagare tra isole. Forse abbiamo navigato qualche miglio in più rispetto alla rotta tracciata sulle carte gli altri anni. E così si è fatta strada l’idea che nulla avrebbe limitato il girovagare in mare tra piccole e grandi onde.
Idea che si è infranta quest’anno. Una pandemia che quest’anno ha chiuso i confini. Ha messo in secca la possibilità di girare per mare. Quello che non è riuscito a fare una guerra è riuscito un virus. Qualche bagno in Liguria sono sembrati una concessione per pochi fortunati, che a molti non è stata data. Quest’anno possiamo evidenziarlo sul libro di bordo come quello con il record negativo di miglia percorse. Ma questa limitazione mi ha fatto venire ancora più voglia di prendere il largo, di approfittare di ogni occasione per bagnarsi con l’acqua salata e in particolare di continuare i giri senza senso tra le piccole isole che penso di conoscere bene come i pescatori locali.
Guardando fuori dalla finestra si vedono i resti dell’ultima nevicata. Fa freddo e non viene voglia di pensare a costumi, tuffi e crema solare. Ma guardando qualche foto di quello che vedremo dal vivo tra pochi mesi mi ha fatto venire voglia di prendere le carte nautiche e provare a tracciare qualche rotta tra quelle isole che non sono più Jugoslave ma Croate. L’unica differenza sarà cambiare la bandiera di cortesia … a parte la voglia sempre maggiore di fare un viaggio di sola andata : inizano a farsi pesanti i pensieri di poter vivere sempre tra quelle isole.