A un’ora di strada, due bordi con tre bambini.

Vivere a Milano e decidere all’ultimo di andare a fare due bordi, uscendo di casa alle 10 e ritornando alle 18, lo ritengo un lusso.

Un ultimo controllo alle previsioni e si parte, direzione lago d’Orta, dove alla boa ci aspetta la nostra piccola barca. L’abbiamo abbandonata per un paio di mesi. Tra le vacanze al mare, gli impegni d’inizio scuola, con un leggero senso di colpa, da agosto non ho trovato un week end per potergli dare le giuste cure.

Un’ora di strada in mezzo alla nebbia e alle 11 sto remando sotto il sole per raggiungere la boa. Questo è il lusso di avere la barca quasi sotto casa: in un ora e sembra di essere in vacanza. Nonostante i mesi di abbandono, la barca è pulita, in ordine e asciutta. Bisogna solo alzare le vele.
Mentre Gianmarco (10 anni) Leonardo (8 anni) e Gabriele  (6 anni) aprono e apparecchiano il tavolo sotto coperta, metto in acqua il motore e collego il cavo della benzina. Non hanno ancora finito di mangiare e al primo colpo il fuoribordo inizia a girare. Ho l’ansia di aprire le vele e godermi ogni minuto di questo vento (che qui chiamano montivo) ma che non ha niente da invidiare allo scirocco che increspa l’acqua salata. 

Lasciamo l’ormeggio, tutti con l’obbligatorio giubbino di salvataggio e armiamo il genoa. Visto il giovane equipaggio preferisco utilizzare solo questa vela e rimandare alle prossime uscire l’utilizzo della randa.

Iniziano i turni al timone dove io sarò l’unico escluso. Saranno forse stati i corsi sugli Optimist e le uscite che abbiamo fatto da quando sono piccoli con le derive ma sembra che l’uso della barra del timone sia una cosa naturale come se la usassero quotidianamente.

Con naturalezza tengono la prua in rotta e iniziano le virate. Chi lasca, chi urla “pronti alla virata”, chi cazza sulle altre mura, chi ripete cazzo all’infinito perché tanto in barca non è una parolaccia.Leonardo vuole circumnavigare l’isola di San Giulio. Rispondo fate voi, siete voi i comandanti. Viriamo, puntiamo la prua sulla nuova rotta e iniziamo a girare intorno alla pittoresca isola.

Il lago non è affollato come d’estate, ma decidere la rotta per schivare un traghetto, calcolare i bordi per riuscire a girare intorno all’isola, raggiungere le zone in cui si vede l’acqua increspata per prendere più vento e per far correre la barca, mi fa rendere conto che i tre ragazzi sono sulla buona strada per diventare esperti navigatori. Lo fanno come se fosse una cosa naturale e come se fossero regatanti incalliti: mi chiedono di poter issare anche la randa per guadagnare qualche nodo in più. Lo prometto, visto che sono così bravi la prossima volta useremo anche la randa. So già che andando avanti così tra poco mi chiederanno di usare anche lo Spinnaker.

Vedere le ville dell’isola  affacciate sul lago, con i loro box che invece di avere le auto hanno in bella vista le prue dei motoscafi, i magnifici scorci dei giardini sul lago e dei caratteristici moli da cui i turisti ci salutano, ci fa apparire questo piccolo giro come una grande avventura. 

Sono le 15 e decidiamo di tornare all’ormeggio. Anche in banchina riesco ad avere le mie soddifazioni: l’accosto all’inglese è perfetto e anche in questa manovra devo solo spiegare una sola volta cosa si deve fare. Gianmarco al timone accosta con precisione al pontile. Leonardo e Gabriele mi passano le cime. Sono stato relegato a mozzo e scendo a terra a dare volta, soddisfatto di essere stato portato in giro da questo piccolo equipaggio .

Quanti hanno buttato via una giornata così nei centri commerciali o a casa davanti alla tv? Mentre siamo in viaggio verso casa mi chiedo se i bambini si siani divertiti. Non finisco di pensarci e mi chiedono : “la prossima volta mi prometti che usiamo anche la randa?” “la prossima uscita possiamo portare le canne da pesca?”. Non servono altre conferme. Tengo sotto controllo il meteo, con uno spiraglio di sole e due nodi di vento non ci perderemo un altro week end per esplorare il nostro lago. Sperando presto di poterlo fare avendo come sfondo le cime innevate!!! 

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